1819. Le osservazioni fisiche e idrauliche sulla Valdichiana di Alessandro Manetti

1819. Le osservazioni fisiche e idrauliche sulla Valdichiana di Alessandro Manetti

Alessandro Manetti (Firenze, 1787 –1865) ingegnere e architetto. Lavorò, fino al 1859, alle opere idrauliche per la sistemazione della Valdichiana. Si dedicò anche alla bonifica della Maremma e del Lago di Bientina.

Di seguito la traduzione del suo testo “Observations physiques et hydrauliques sur la Valdichiana” che accompagna la “Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre” stampata nel 1819 da Leonardo Ciardetti e disegnata da Jacopo Frilli,  cm. 85×99.

Alessandro Manetti, Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre. Firenze 1819.

La Valdichiana presenta un fenomeno geografico alquanto straordinario, vale a dire l’inversione del corso dei suoi torrenti, e dei suoi ruscelli, che seguono attualmente, per una lunghezza di circa 15 leghe, una direzione opposta a quella che hanno percorso originariamente. L’estremità settentrionale di questa provincia tocca la riva dell’Arno: l’estremità meridionale la confluenza del Paglia nel Tevere. Essa è racchiusa tra due catene di montagne quasi parallele al meridiano: queste due catene hanno delle ramificazioni che restringono la larghezza della valle, e presentano dei ricchi versanti disseminati di villaggi. Da ogni parte una moltitudine di torrenti e di ruscelli scorrono da svariate direzioni, e discendono in pianura. È intersecata longitudinalmente da un canale: questo canale è attraversato presso Valiano da uno sversatoio, con uno scarico che serve a regolare i corsi delle acque sovrastanti che formano i laghi di Chiusi e di Montepulciano: alla sua estremità Nord, il canale precipita da una diga di 36 metri di altezza, conosciuta col nome di Chiusa dei Monaci.

Condizioni storiche della Valle

Secondo le ricerche che il cavalier Fossombroni ha sviluppato in un’opera stampata nel 1789 sembra accertato che tutte le acque della Valdichiana si dirigevano da Arezzo verso il Tevere: in questa opera si cita un passaggio di Strabone che annota che queste acque furono aiutate a seguire questa direzione da quelle dell’Arno, di cui un braccio si addentrava nella Valle. Questa opinione è resa ancor più probabile dall’autorevolezza di altri storici, e dall’osservazione sull’insieme delle circostanze locali; quali i depositi sedimentari della piana di Arezzo, la pendenza del terreno, la disposizione delle colline, e la direzione dei torrenti. – D’altro canto è provato che la forza delle acque e la mano dell’uomo attenuarono o distrussero numerose cataratte di altezza considerevole esistenti nell’altro braccio dell’Arno che va a Firenze, e al mare: così questo fiume avendo subito da questa parte una forte depressione riunì tutte le sue acque in un solo corso, e quelle della Valdichiana vennero a mancare di quell’impulso che le faceva andare fino al Tevere attraverso una pianura poco inclinata verso questo fiume. Questo sistema dell’unione di due bracci dell’Arno in uno solo, è stato in seguito illustrato in due memorie stampate nel 1810 da Prony e Humboldt. Il primo di questi celebri studiosi presenta le verifiche da lui fatte in Italia sulla corrispondenza tra le caratteristiche fisiche dei luoghi, e le teorie di Fossombroni. Humboldt a sostegno del fenomeno successo all’Arno riporta la descrizione dettagliata di una simile biforcazione che lui stesso ha osservato in America sul grande fiume Orinoco.

L’approfondimento del letto dell’Arno produsse quello dei torrenti che vi confluiscono presso Arezzo, e cambiò l’aspetto della Valdichiana, dato che il fondo del canale principale diventò a poco a poco superiore a quello di questi affluenti, e stabilì dei punti di divisione dai quali le acque si scaricarono in parte nell’Arno, in parte nel Tevere. Ma dato che le pendenze erano poco pronunciate, la valle divenne in poco tempo paludosa, e spopolata.

Lavori per il suo miglioramento ai tempi dei Medici

Nell’infanzia in cui si trovava l’arte (la scienza) idraulica, si pensò di bonificare queste paludi provocando loro un deflusso rapido nell’Arno; ciò che si sarebbe potuto effettuare distruggendo la barriera di rocce che formano cataratte al passaggio delle acque dalla Chiusa dei Monaci. Ma in seguito il famoso Torricelli che era protetto dal Granduca Ferdinando II provò che la bonifica permanente della Valdichiana non si poteva ottenere per mezzo di un canale di scolo, per quanto profondo fosse. Egli suggerì piuttosto di trarre profitto dal ricco limo scaricato dai torrenti per innalzare, e nello stesso tempo rendere fertili, le terre basse e sommerse dalle acque. – Numerosi altri celebri matematici hanno diretto ai tempi dei Medici questi lavori, che molto utili in quanto tali, mancavano tuttavia di quella unità indispensabile ad assicurare i vantaggi già acquisiti, per portare la Valle a uno stato consolidato di cultura, e di abbondanza.

Realizzazione di un sistema idrogeologico ai tempi di Leopoldo

Fu riservato al genio di Leopoldo provvedere alle mancanze di questo sistema: questo principe istituì una Sovrintendenza dei lavori seguendo il piano idrometrico dell’opera sopracitata di Fossombroni: questo piano si ridusse principalmente a distruggere la pendenza naturale della superficie della Valle, e a darle un’inclinazione nel senso opposto, grazie alle alluvioni dei torrenti che vengono fermate a questo scopo nella piana, e che si indirizzano in modo tale che le loro nuove sedimentazioni non compromettessero assolutamente quelle già depositate sul terreno accanto.

Descrizione dei lavori

Il metodo seguito per regolare una colmata consiste nel circondare di argini il bassofondo che si vuole innalzare, e formare un muro di recinzione nel quale si immette il torrente: di fronte al suo sbocco si costruisce uno sversatoio dotato di graticci per contenere il terreno: vicino allo sversatoio c’è una valvola: ora le piene del torrente riempiono la recinzione, si alzano fino al livello dello sversatoio, e travasano il surplus in una seconda recinzione posta vicino alla prima. La valvola si apre solo per dare sfogo alle acque che hanno depositato il loro limo nello spazio argine. Ogni recinzione è proporzionata al volume d’acqua del torrente. Le più grandi vanno fino a 400 mila piedi quadrati di superficie. La durata di una colmata dipende dalle stagioni più o meno piovose. La si valuta tuttavia a 5 anni, termine medio. I lavori idrogeologici della Valdichiana dureranno finché la sua parte sud, che è rimasta la più bassa, non abbia raggiunto il livello necessario per servire al sistema generale: è allora che, cessando di avere la superficie della valle per tutta la sua lunghezza una pendenza inversa a quella delle acque, il Canale principale potrà diventare incassato, aumentare di velocità, assumere un regime torrenziale, e ricevere direttamente tutti gli altri torrenti. Fino a quando questa grande operazione non sarà terminata, la condizione del paese è tale che non può restare stazionaria: è destinato a ricadere nel suo antico stato di palude se lo si trascura, o a diventare fertile e ricco se si continuano i lavori di risanamento.

Costituzione di una direzione locale nel 1816

Questo carattere particolare della Valdichiana non poteva sottrarsi alla perspicacia di un principe che si occupa di tutto quello che può contribuire allo splendore della Corona e alla felicità dello Stato. Il nostro Augusto Sovrano Ferdinando III nella prospettiva di accelerare dei lavori così importanti, ha stabilito una direzione con sede ad Arezzo, incaricata di gestirli, e di seguirli. Dopo un’istituzione così assennata, niente sembrava mancare per rallegrare la Valdichiana, che ha già sperimentato i risultati felici di questa vigilanza locale.

RICORDI STORICI, E OGGETTI RIMARCHEVOLI

Annibale attraversò la Valdichiana andando a combattere la battaglia del Trasimeno. La chiesa di santa Vittoria ricorda la disfatta di Piero Strozzi grazie alla quale fu assicurata la sovranità dei medici. Sono state ritrovate nella valle delle vestigia della Via Cassia. Le rivoluzioni fisiche della Valdichiana costrinsero ad abbandonare questa antica via romana, e a valicare le montagne di Radicofani da un lato, o di Somma dall’altro. La bonifica della Valle ha consentito di ristabilire attualmente sulle tracce della via Cassia un percorso stradale fino a Chiusi, che continuando per Città della Pieve e Orvieto, portava a Roma per una linea più corta di dieci leghe e quasi tutta in piano. Si contano in Valdichiana molti villaggi e città: le antiche città etrusche di Arezzo e di Chiusi si trovano alle due estremità del grande canale longitudinale. L’ultima di queste città (un tempo residenza del re Porsenna) offre una quantità di monumenti dell’antica Etruria. Vi è stata scoperta in tempi recenti una gran bella camera sepolcrale.

La depressione straordinaria dei torrenti della piana di Arezzo ha messo allo scoperto fino alla profondità da 25 a 30 piedi una distesa considerevole di strati sotterranei in cui si trova una considerevole quantità di vasi, di bronzi e di ossa fossili. Mascelle di balena, scheletri di elefanti e di rinoceronti, la famosa Chimera della galleria di Firenze, e altri oggetti di questo genere che sono ritrovati continuamente, provengono da questa cava naturale, che è forse più vasta di tutte quelle che sono state intraprese artificialmente altrove.

[Traduzione dal francese di Roberto Zannini]



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